Intervista su Dispari

di Anna Lamonaca

Germano com’è andata la presentazione delle tavole? Non me l’aspettavo, ma è andata decisamente bene! Non perché non ci credessi nell’evento infatti ringrazio ancora gli organizzatori e chi mi ha ospitato, ma sono stupito del fatto che la sala era piena e soprattutto i presenti erano tutti interessati pur essendo un sabato pomeriggio di piena estate.

Come nasce questo nuovo lavoro? Parto da qualcosa di vissuto,autobiografico che mi appartiene, per poi romanzarlo e soprattutto con la speranza d’incuriosire.

Cosa racconta? In sintesi, per non spoilerare troppo, così si usa dire oggi no? La storia narra di un ragazzino, diventato adulto (che vive già dei suoi cambiamenti personali), si ritrova catapultato nei luoghi a lui cari che inaspettatamente trova in trasformazione. Una storia un po’ particolare che non ha un unico protagonista … da leggere!

Con quali tecniche è stato realizzato? Le tecniche in questo volume sono diverse, ognuno racconta un periodo temporale della storia: la prima parte è curata solo con il pennello a china, usato in maniera particolare, in bianco e nero. Poi la seconda parte è realizzata con la tecnica degli acquerelli, a colori; in fine c’è la parte realizzata a grafite in bianco e nero con diverse tonalità, quasi in maniera pittorica.

Dopo la presentazione è seguita una mostra, fino a quando si terrà? La mostra chiuderà sabato 27 luglio, ma molto probabilmente resterà ospite della Biblioteca Antoniana ancora per un ulteriore settimana, quindi grosso modo fino a sabato 3 agosto.

Come mai hai deciso di presentarlo proprio ad Ischia? Sono molto legato a questa terra, vengo in vacanza da quando avevo 3 mesi! Ischia mi ha sempre “ispirato”, mi piacerebbe fare qualcosa ambientato qui, ho tanti ricordi. Poi diversi anni fa ho conosciuto Massimo Ielasi, Marco Ferrandino e Marco Castagna, promotori della Nona Arte sull’isola e quindi con loro ho sempre parlato di organizzare qualcosa, portare poi il proprio lavoro in tour è sempre una grande soddisfazione.

Voglio partire dalle origini, quando hai iniziato ad interessarti al fumetto? In realtà nasco come appassionato di cartoni animati, mi sono avvicinato dopo ai fumetti, come tutti quelli della mia generazione siamo cresciuti contagiati da queste fantastiche opere. Mi è sempre piaciuto disegnare, sin da bambino. Ho cominciato a lavorare prima come illustratore e poi con qualche piccola pubblicazione a fumetti, ma da qualche anno in me è nata la voglia di raccontare, oltre che disegnare.

Questa passione come si è concretizzata nel lavoro di fumettista? Concretizzare oggi non è semplice, ci vuole oltre la passione molta “testa”, bisogna lavorare  molto e cercare di aver ben chiaro cosa si vuole fare, girare per fiere del fumetto, case editrici, confrontarsi, vedere mostre, conoscere. Almeno questa è la mia esperienza.

Le tue tavole si distinguono da quelle di tutti gli altri perché le realizzi con tecniche particolari, vuoi illustrarcele? Io penso che le mie tavole, il mio lavoro sia riconoscibile, almeno a detta di chi mi segue, forse oltre alla tecnica, ma per lo stile che uso che inevitabilmente diventa la tua “firma”. Per esempio la tecnica dell’acquerello è molto diffusa tra i fumettisti, ma ognuno di noi la usa secondo uno stile. Ti posso sicuramente dire che il mio acquerello è un po’ corposo rispetto all’uso comune che si fa in genere, questo sicuramente già può essere un dettaglio di stile che ti può far “emergere” a livello di riconoscibilità tra i diversi colleghi.

Hai una ritualità nel realizzare le tue graphic novel? Sicuramente sì, un po’ come in tutte le cose, ma è una ritualità che nasce a seconda del lavoro che devo realizzare.

A quale dei tuoi lavori ti senti più legato? Ogni lavoro ha una sua storia, legato ad un momento della mia vita, di tutto quello che ti accade intorno a quel periodo in cui tu lo stai realizzando. Ogni opera la percepisco come parte di me, ognuna rappresenta qualcosa, diciamo che sono legato a tutte, forse l’ultima che realizzi è quella che senti un po’ di più …

Sei un fumettista, ma anche un amante del fumetto e collezionista, chi sono le tue fonti d’ispirazione e i tuoi punti di riferimento? Guarda, quando leggo o guardo un fumetto penso che ogni autore “regala” qualcosa della sua arte a chi ne sta usufruendo, in ognuno trovo qualcosa che mi piace, sono rari i casi dove quell’autore non mi comunica proprio niente. Io amo molto: Battaglia, Pratt, Fior, Gipi, Adachi, Miyazaki, Accardi, Neri, Ferraris, Acciari e tanti altri.

Il fumetto è considerato la 9° arte, credi che sia giusto definirla così? Penso proprio di si! Se pensi un autore che realizza un libro, lui in quel momento diventa: regista, sceneggiatore, scenografo, direttore della fotografia, deve caratterizzare i personaggi, ecc… Insomma un lavorone tutto svolto da un’unica persona, certo supervisionato e coadiuvato dagli addetti della casa editrice, ma il protagonista sei tu!

E’ difficile oggi essere fumettista? Come dico sempre a chi mi fa questa domanda, ognuno che vuole intraprendere questo mestiere, deve trovare una sua collocazione, una sua dimensione editoriale, il mercato editoriale è stracolmo. Resta comunque una strada non facile, oggi in giro ci sono più fumettisti che fumetti.

Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole intraprendere la tua stessa carriera? Beh oggi ci sono più mezzi, più vie per poter intraprendere questa strada, il primo consiglio e disegnare, copiare, disegnare dal vero, poi magari capire se c’è bisogno di frequentare una scuola di fumetto; nel frattempo studiare questo settore per capire tutti i suoi meccanismi e le sue dinamiche.

Quali sono i tuoi progetti futuri e quali i tuoi prossimi appuntamenti? Guarda ci sono delle cose all’orizzonte, vedremo se prenderanno la giusta prospettiva, nel frattempo restiamo in attesa.

Grazie del vostro interesse per il mio lavoro!

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